Una birra al Toone: pensieri da Bruxelles
Bruxelles, per me, non è più una trasferta da un pezzo. A furia di venirci e distruggermi i piedi sui ciottoli è diventata un ripetitivo luogo di villeggiatura. Ci sono venuto mille volte per la birra e per il lavoro, ma ci sono venuto soprattutto con tutti e due i miei ragazzi al seguito: ed è così che il rapporto con la città è definitivamente cambiato.
Stavolta sono salito da solo, invitato da Visit Brussels per un giro di ricognizione tra le varie venue per eventi della città. Giornate pienissime, idee che si rincorrono. Ma appena finisci il giro e molli il colpo, il richiamo non è andare a vedere (solo) cose nuove: è tornare dove ti senti a casa.
Così, naturalmente, mi ritrovo all’estaminet del Toone. Per arrivarci devi infilarti in quel corridoio stretto e buio, un budello che a me – da bolognese indurito ma doc – ricorda subito i nostri portici la sera: quel senso di riparo, di passaggio che ti accoglie e ti stacca dal casino della strada. Varchi la porta, il legno vecchio profuma di birra e di storia, ti siedi a fianco del caminetto e sei dentro la tua tana.
Ma da solo sei lì con un bicchiere davanti e i pensieri non li fermi.
Il due settembre se n’è andata una persona importante. È successo pochi giorni fa. Seduto lì al Toone, mentre guardavo quel posto strambo e senza tempo, mi è venuto naturale pensarlo lì di fianco a me. Mi sono proprio immaginato la scena: tirarlo dentro dal corridoio buio, farlo accomodare al tavolo, fargli vedere il lato freak della vicenda e dirgli: «Guarda un po' che posto, beviamo una birra».
Non si può fare, lo so. Ma certi banconi e certi portici servono anche a questo: a respirare a fondo, a fare due chiacchiere con chi non c'è più senza bisogno di tante parole, e a mandare giù un grandissimo sorso alla sua salute prima di riprendersi un po'.